Intervista allo psichiatra Giuseppe F. Merenda, autore di Francino: profilo psichiatrico del santo d’Assisi

 

Beppe, che cosa ti ha indotto a scrivere un saggio su Francesco d’Assisi, che in certe parti sembra un trattato di psichiatria?

Il bisogno di rintuzzare con un metodo prettamente scientifico le scempiaggini e le menzogne che nel corso dei secoli i Francescani e la Santa Madre Chiesa hanno accumulato sul “poveretto” di Assisi.

Perché chiami san Francesco il “poveretto” e non il poverello d’Assisi?

Perché Francesco (chiamato Francino dagli amici d’infanzia e poi con questo nome consacrato dal cardinale Jacques de Vitry) era un povero matto, uno psicopatico.

È possibile provare un’accusa così grave?

Tanto per cominciare e banalmente: sembra sano di mente uno che parla agli uccelli? E se la predica agli uccelli può sembrare solo un aneddoto pittoresco, approfondendo i testi scritti dai contemporanei di Francesco (la Vita Prima e la Vita Seconda di Tommaso da Celano, la Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio e la prima edizione dei Fioretti) si vengono a scoprire una serie di comportamenti irrazionali che risultano incontrovertibilmente originati da un disturbo psichiatrico. Risalendo all’adolescenza e alla giovinezza di Francesco, constatiamo che mostrò scarsa dedizione allo studio e pochissima voglia di lavorare, ossia di fare il mercante, il mestiere di suo padre.

Scrive a tal proposito Tommaso da Celano: “Fin quasi all’età di venticinque anni miserabilmente il suo tempo ebbe a perdere e consumare”. Ma ecco che scoppia la guerra fra Assisi e Perugia, e Francesco, imbevutosi delle gesta epiche dei cavalieri cantate nelle chanson de geste dai troubadour, si convince di essere un cavaliere invincibile. Copertosi con una costosa armatura parte per la battaglia di Collestrada. Viene catturato al primo assalto e rinchiuso nel carcere di Perugia, dove, palesando il suo spirito istrionico e narcisistico, diventa lo zimbello e il sollazzo dei compagni di prigionia.

Qualche scettico dirà che, a parte queste allusioni maliziose, non si nota nulla di particolarmente patologico...

La psicosi di Francesco era in evoluzione. Uscito dalla prigione di Perugia, grazie al riscatto pagato di controvoglia dal padre, ritorna ad Assisi e cade in una grave forma di depressione caratterizzata da crisi di panico e dalla dismorfofobia, ossia dalla preoccupazione ossessiva che parti del suo corpo potessero diventare mostruose. Per parecchi mesi si rifiuta di uscire di casa, fino a quando una notte sogna di avere la casa piena di armi e nel sogno sente una “voce” dirgli che quelle armi sono “per lui e per i suoi cavalieri”. Ritorna nuovamente a identificarsi con un condottiero invincibile e, ricopertosi con una nuova rutilante armatura, parte per aggregarsi a Gualtiero da Manoppello e procedere con lui alla conquista delle Puglie. Il suo delirio dura solo pochi chilometri perché a Spoleto alcuni briganti di strada lo picchiano, lo derubano dell’armatura e del cavallo e lo costringono a ritornare con la coda fra le gambe ad Assisi. Ripresi i bagordi con gli amici, una sera gli sopravviene quella che si può definire una rottura psicotica: cade dapprima in uno stato atonico-stuporoso, poi accusa allucinazioni visive e uditive e comincia a rincorrere per i vicoli di Assisi la fantomatica “Madonna Povertà”. Riportato a casa dagli amici pietosi, l’indomani si agghinda come un mendicante e va a vivere in una grotta del monte Subasio dove giura di intrattenersi in intensi colloqui con l’Altissimo.

Impressionante. E queste cose sono state riferite dagli agiografi di Francesco?

Sì, certo. Sono episodi riferiti dagli agiografi contemporanei di Francesco e riportati dagli agiografi moderni. Però, c’è un particolare sconcertate: Bonaventura da Bagnorea, quando diventò Generale dei Francescani, tentò in tutti i modi di fare distruggere la Vita Prima di Tommaso da Celano, ma i perfidi Domenicani riuscirono a salvarne una copia e a farcela pervenire. La cosa singolare è che gli agiografi baciapile descrivono le “stramberie” di Francesco dicendo che con esse ebbe inizio la sua “conversione”, quando in realtà testimoniano l’affermarsi della sua “dissociazione. E le stramberie del “poverello erano solo agli inizi: la madre Pica, molto preoccupata dalle stranezze del figlio e dal fatto che si recasse nei lazzaretti per distribuire le monete rubate a bottega e per sbaciucchiare i lebbrosi, lo affidò ad alcuni conoscenti affinché lo portassero in pellegrinaggio a Roma, nella speranza che gli apostoli Pietro e Paolo potessero compiere il miracolo di rinsavirlo. Ovviamente questo non avvenne, anzi Francesco diede ancora una volta sfogo al suo narcisismo scagliando spropositate quantità di monete sulla tomba degli apostoli, dopodiché, barattando i suoi vestiti con quelli di un mendicante si mise a chiedere l’elemosina sul sagrato di S. Pietro. Riportato ad Assisi tornò a vivere nella grotta. Per mangiare mendicava il cibo con la particolarità che mischiava nella stessa ciotola quello che gli davano e lo rendeva ancora più sgradevole aggiungendovi della cenere.

Sono particolari che praticamente nessuno conosce…

Particolari penosi, che certi agiografi addirittura esaltano come epifenomeni di santità. Un giorno Francesco, per ottemperare alle richieste del crocifisso della chiesa di San Damiano, la cui “voce” sentiva nella testa, si impossessò di una notevole quantità di stoffe rubandole nella bottega del padre, andò a Foligno e le svendette per pochi soldi. Il padre, quando riuscì a mettergli le mani addosso, lo rinchiuse in uno sgabuzzino di casa, dal quale Francino scappò con la complicità della madre per andare a rifugiarsi presso il canonico di San Damiano. Fu allora che il padre lo citò in giudizio.

Ma non fu Francesco che coram populi rinunciò ai suoi beni e si spogliò nudo buttando i vestiti in faccia al padre?

Non è andata esattamente così. Il padre Pietro Moriconi, per salvare il patrimonio della famiglia chiese al vescovo Guido di mandare Francesco sotto processo. Il “poverello” fu interdetto e diseredato in favore del fratello Giovanni. Gli fu anche chiesto conto dei (pochi) soldi che aveva ricavato vendendo le stoffe a Foligno e allora, sia per disprezzo verso il padre (cominciando a identificarsi con il Cristo aveva deciso che il suo vero padre era il Padreterno), sia perché fu obbligato a mettere il “sanbenito”, un saio penitenziale, si tolse gli stracci che aveva addosso e li buttò a terra. Come sentenza finale del processo fu bandito da Assisi per un periodo di tempo non ben definito e quando poté ritornare ad Assisi si dedicò alla riparazione della chiesa di San Damiano. In seguito si raccolsero attorno a lui alcuni uomini di buona volontà, di scarsa razionalità e alcuni (per non essere di meno) parecchio disturbati. Insieme costituirono la prima congrega di frati.

Si raccolsero in un ordine che ebbe l’approvazione del papa Innocenzo III.

L’approvazione non fu immediata. Nell’estate del 1209 Francino e compagni fecero una marcia su Roma nella speranza di avere riconosciuta la loro consociazione, ma ricevettero solo uno sfumato assenso verbale da Innocenzo III. Il “papa delle due spade” non si fidava di quel gruppo di frati miserabili che volevano sostentarsi chiedendo l’elemosina; tuttavia, quando le gerarchie ecclesiastiche capirono che ai movimenti eretici che contestavano le ricchezze della Chiesa dovevano opporre ordini religiosi mendicanti, la crescita dei frati Domenicani e Francescani fu incoraggiata. Però solo nel 1223 i Francescani ottennero il riconoscimento ufficiale da Onorio II, mentre i Domenicani erano stati accolti nel grembo di Madre Chiesa già nel 12l6, essendo stati giudicati teologicamente e qualitativamente più affidabili.

Come si concilia la follia di Francesco con la sua tenerissima storia con Chiara d’Assisi?

Tenerissima storia? E chi la riporta? La fantasia degli agiografi? Chiara voleva fuggire dalla prigionia di casa sua, dall’essere una donna del tempo, schiava della volontà e dei desideri degli uomini, padre, marito, figli o fratelli che fossero. Francesco le servì da pretesto per lasciare la natia magione dei conti di Sassorosso. Dopo essersi rifugiata presso le monache Benedettine, alla morte del padre vendette la dote che le spettava e comprò la chiesa e il convento di San Damiano, dove fondò l’ordine religioso delle Clarisse, nel quale entrarono a far parte sua madre, le sue sorelle, 1e sue cugine, alcune amiche e naturalmente le cameriere…

Ma Chiara ebbe o no una storia sentimentale con Francesco?

In questo saggio anche io ho voluto immaginare una liaison erotico-sentimentale fra i due santi assisiani, anche se li dividevano due ostacoli quasi insormontabili: la differenza di status sociale (lei nobile, lui figlio di un mercante) e l’instabilità psichica del “pazzerello” di Assisi. In ogni modo se fra loro ci fu una storia sentimentale essa naufragò non appena Chiara ottenne potenza e indipendenza diventando la madre badessa del suo ordine religioso. Quello che è certo è che Francesco aveva forti tentazioni sessuali. Ne dà testimonianza Bonaventura da Bagnorea: “Per suggestione del demonio, il cui respiro accende i carboni, Francesco fu preso da una violenta tentazione carnale”. Francino, da bravo masochista, sapeva come risolvere il problema: mortificava il suo corpo buttandosi nudo in mezzo ai rovi, oppure batteva con una verga il suo membro che chiamava “Fratello Asino”. Ma una volta, trovandosi nell’eremo di Sarteano, fu preda di una invincibile tentazione carnale contro la quale quei metodi non funzionarono. Allora usci nella notte e con la neve fece a terra dei pupazzi di neve per simboleggiare la famiglia che avrebbe potuto avere e poi, coerentemente, si congiunse carnalmente con la sua sposa di neve…

Incredibile, anche questo aneddoto pare una leggenda. Chiara è stata la sola figura femminile nella vita di Francesco?

No, a parte la madre Pica, c’è stata nella vita di Francino una terza figura femminile assai importante. È mai stato ad Assisi? Sa chi è seppellita nella tomba di fronte a quella di Francesco? La principessa Jacopa dei Settesoli, la fondatrice del Terzo Ordine Francescano, una ricca vedova che aveva preso sotto la sua ala protettrice Francesco e lo aveva presentato nei salotti romani come rara avis di religioso. È celebre l’episodio di Jacopa che porta gli adorati “mustaccioli” a Francino agonizzante. Chiara e Jacopa si detestavano al punto che Chiara non volle recarsi a dare l’estremo saluto al “poverello” per evitare di incontrare Jacopa.

Adesso sarebbe interessante sapere se ci sono state altre follie nella vita di Francesco…

A Francino era rimasta impressa una frase di Gesù: “Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?”. Facendo sue le astratte parole del Salvatore, decise che lui e i suoi frati avrebbero vissuto come gli uccelli e che il Signore avrebbe provveduto ai loro bisogni. Risultò estremamente difficile aderire a quest’idea delirante e quasi mai poté essere applicata. Quando però si accorgeva che c’erano le condizioni adatte, pretendeva che i suoi adepti gli costruissero con i rami e con le frasche una capannuccia a forma di nido di uccello, di modo che lui vi potesse riposare. Non sorridere: anche il suo emulo Antonio da Padova si era fatto costruire dai servi del conte Tiso un nido fra i rami di un albero e lì passava la notti a cullare il bambinello Gesù…ma questa è un’altra storia… Altre follie di Francino? Una volta mandò Rufino, il più timido e balbuziente dei suoi frati, a predicare nudo in una chiesa di Assisi e poco dopo anche lui, completamente nudo, salì sul pulpito per continuare la predica. Pare che uno degli assisiani presenti abbia detto al figlioletto: “Figlio mio, non farti frate, altrimenti diventi come loro”. Un’altra volta, allo stesso Rufino che temeva le incursioni del demonio Francino ordinò di “cacare”, ripeto, di “cacare”, nelle fauci del diavolo non appena questi si fosse presentato. Non si è mai saputo come sia andata a finire…

Ma come poteva essere matto uno che andò a convertire il Sultano?

Come dire che ai giorni nostri sarebbe andato a convertire al-Baghdadi, il capo dell’Isis? Questa della conversione del sultano è un’altra delle panzane che si raccontano su Francesco. Nel giugno del 1219 Francino con altri quattro frati si imbarcò per la Quinta Crociata per “andare a convertire gli infedeli”. Partecipò all’assedio di Damietta, assistette senza battere ciglio al massacro degli occupanti della città ed ebbe in premio una bella moschea da trasformare in chiesa. Ma che sia riuscito a farsi ricevere dal sultano Melek el Kamel è storicamente indimostrato. E poi, te lo immagini uno straccione esagitato che non parla l’arabo e che cerca di convertire al cristianesimo il capo dei musulmani e tutta la sua gente? Ad Assisi mostrano un corno d’argento, dono del sultano. Questo falso può farsescamente testimoniare che Francino, dal suo tentativo di convertire il sultano, ne ricavò un corno.

Pure san Francesco è l’autore del Cantico delle Creature?

Francino era un semianalfabeta. L’unico suo “scritto” autografo è la scribacchiatura di una “tau” su un pezzo di pergamena chiamata la Chartula di Assisi e da lui donata a frate Leone. Il “Cantico di frate Sole” o “Cantico delle Creature” nacque dalle quotidiane coralità dei frati e delle suore di san Damiano, influenzate dalle nenie dei troubadour e dai canti liturgici creati da Hildegarda von Bingen, ma in realtà chi amalgamò e compose il Cantico fu fra’ Pacifico Divini, il quale prima di indossare il saio francescano era stato proclamato poeta e cinto con una corona d’alloro in Campidoglio da Federico II. Qualche curiosità sul Cantico: nella seconda e nella terza parte, dedicate ai quattro elementi Acqua, Aria, Terra e Fuoco, si sentono risuonare degli echi pagani, mentre è rimarchevole il fatto che nel Cantico ci sia posto per tutti, pace e morte compresi, ma manchino totalmente gli esseri viventi, uccelli compresi, e…sì, anche il fratello Mare… ma si sa che in Umbria il fratello Mare non era molto popolare…

Però Francesco fu l’ideatore della regola francescana…

Francesco era odiato da quasi tutti i frati che appartenevano e che entravano nel suo ordine, perché nella sua ossessione sado-masochistica voleva imporre agli adepti una “Regula” umanamente inattuabile. Pertanto durante i Capitoli Francescani veniva messo da parte o fatto tacere. Della sua inconsistenza fattuale e spirituale è prova il fatto che non fu mai proposto come Generale dei Francescani. La “Regula francescana” fu elaborata da frate Elia Bombarone, il vero fondatore dell’Ordine Francescano nonché l’ideatore e il costruttore della Basilica di Assisi, e da papa Gregorio IX. Entrambi seppero fare di Francesco la bandiera e il simbolo della utopia francescana.

E il miracolo delle stimmate?

Nel 1224, due anni prima di morire, emarginato e umiliato, Francesco volle ritirarsi sul monte La Verna che aveva graziosamente ricevuto in dono dal conte Orlando. Lassù si fece costruire la solita capanna-nido ed essendosi ormai impersonificato nell’Alter Christus volle completare il suo calvario personale provocandosi le ferite che aveva ricevuto il profeta di Nazareth. Non mancavano nel bosco i rametti secchi con i quali bucarsi mani, piedi e costato… Alla sua morte, essendo le stimmate scomparse, frate Elia Bombarone provvide a rinnovarle con uno stiletto, ad usum populi

Una certa cultura ecologista sostiene che san Francesco era un ambientalista e condivideva l’amore per tutto ciò che era naturale. Qual è la realtà sulla sensibilità di Francesco nei confronti del mondo naturale e animale?

Di recente la figura di Francesco è stata utilizzata da subculture a metà strada fra il movimento hippy e la new age, che accolgono ideologie pacifiste ed ecologiste i cui contenuti, a dire il vero, mi appaiono un po’ confusi. Alcune correnti in seno a questi movimenti ritengono Francesco d’Assisi il precursore di discipline come l’ecologia, la biologia evolutiva, la genetica, l’etologia e il dialogo interreligioso. Si tratta di materie che presuppongono la padronanza di dati scientifici, di concetti e di analisi assolutamente estranei non solo alle possibilità culturali del “poveretto” ma anche a quelle dei suoi contemporanei. Bisogna poi dire che mentre Giovanni Paolo II, il papa santificatore, ha dichiarato Francesco patrono dell’ecologia e ha indicato Assisi come città della pace, Benedetto XVI lo ha corretto dicendo che ciò non significa che egli fosse un ambientalista o un pacifista. In effetti uno che aveva la passione per le armature, che aveva partecipato alla guerra civile ad Assisi, che aveva combattuto nella battaglia di Collestrada, che era partito alla conquista della Puglia e che aveva presenziato alla strage di Damietta, difficilmente può essere definito un pacifista. Se poi si vuole conoscere quanto fosse crudele verso gli animali, invito a leggere il capitolo 28 del libro, dove sono riportate le storie del pettirosso ingordo, della scrofa assassina e dell’uccello che mangiò crudo.

Ma il lupo di Gubbio? Almeno la storia del lupo di Gubbio è autentica?

Quale lupo?! Non si trattava di un lupo, ma di un brigante! È una delle prime menzogne su Francesco che raccontano ai bambini!

Un’ultima domanda. Come mai hai dato un tono ironico, se non sarcastico, al tuo saggio?

Per diletto mio personale, per diletto (spero) del lettore e poi perché tutte le favole che riguardano la religione sono appunto favole che bisogna imparare a leggere sorridendo e riconoscendone la fatua e mendace essenza.

 

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