Intervista a Lorenzo Speltoni

 

Raccontaci qualcosa di te, quale è stato il tuo percorso di vita?
Probabilmente , a differenza dei miei colleghi autori, troverete alquanto eccentrica la mia presentazione. Non è una trovata esibizionistica, è che penso sia il modo migliore per dare a voi, cari lettori, una quanto più sincera ed onesta descrizione di me, e quale miglior filtro può essere utile a questo scopo , se non quello dello stile di scrittura?
Bene, detto questo, la mia vita è cominciata nel migliore dei modi: sono nato privo di sensi e con una spalla fuori posto. Devo quindi pensare che la prima cosa che i miei occhi hanno colto della realtà, è stata l’involucro di vetro dell’incubatrice, e mi piace pensare che in quel momento dentro di me si sia formato quel desiderio dirompente di “evasione” che , ancor oggi, mi tiene a braccetto. Crescere in provincia,sono sicuro, lascia un tratto di curiosità più marcato rispetto che crescere in città, dove la vita e le informazioni scorrono a fiumi impetuosi. In campagna le uniche luci della notte sono quelle delle stelle che si spolverano sulle chiome degli alberi in lontananza, è un’atmosfera che può portare solo a due possibili soluzioni: o si fa di tutto per fuggire dal silenzio e dalla quiete asfissiante, oppure si diventa pensierosi, e io ho sempre percorso chilometri nelle mie elucubrazioni. Nonostante le mille e una domande e il mio desiderio di assaggiare a grandi morsi il Mondo, il mio rapporto con le istituzioni scolastiche non è mai stato esattamente idilliaco: ho sempre fatto il minimo sindacale per uscire incolume dalle lunghe e dilanianti ore di prigionia ( naturalmente sto scherzando…) e poter avanzare il più tranquillamente e velocemente possibile verso la libertà. Da adolescente la mia scarsa simpatia per i banchi di scuola incontra “le cruel” realtà della vita adulta, e la miscela di malavoglia e necessità mi ha portato a concludere la mia avventura da studente a soli sedici anni, con una semplice qualifica triennale in tasca e un “pagherò” di ripensamenti per il futuro. Il mondo del lavoro è stato per me una vera e propria Odissea, che mi ha comunque concesso un privilegio raro, ossia quello di poter viaggiare: la possibilità di poter conoscere altre culture, passando all’interno dei paesi, dagli intestini della società, conoscendo gente di ogni genere, cultura e stato sociale è una fortuna di cui sarò sempre grato. Ho visto persone terribili e situazioni terribili, così come persone meravigliose e situazioni meravigliose, e questa è un’opportunità che non si può né comprare né meritare: ci si deve trovare in mezzo, nella mischia e nella polvere, e vedere come va. Al di là di tutto, la mia passione per l’Arte e il piacere della scoperta non hanno mai mollato la loro presa su di me, ed anzi, la fame di conoscenza mi scava perennemente con foga inaudita, tant’è che mi è stato impossibile ignorare questo bisogno. Seguendo questa necessità, sono giunto fino alle porte del Centro Studi e Ricerche C.T.A. 102 , che mi ha dato la possibilità che più bramavo: quella di poter interagire in libertà in un circolo intellettuale di alto livello, con un ventaglio di argomenti illimitato e intrigante. Da anni impiego me stesso, da libero ricercatore, come canalizzatore per la libera ricerca della cultura e dell’arte, in ogni loro aspetto e in ogni loro sfumatura.
Perché hai scelto di iniziare un percorso di scrittura?
È stato un incontro molto particolare, quello tra me e la parola scritta. In un momento molto particolare e complesso, verso la fine della mia adolescenza, mi sono trovato in una situazione di grande disagio, dovuta alle terribili conseguenze della Grande Crisi Economica del 2008. Il mio stato era paragonabile a quello del grande Houdini, quando si faceva immergere incatenato in una vasca, per poi uscire miracolosamente salvo e con i catenacci pendenti trionfalmente dalle sue mani, con l’unica differenza che lui era a conoscenza del trucco per aprire i lucchetti che lo imprigionavano, io invece no. Ricordo ancora perfettamente il giorno in cui, per la prima volta, scrissi un pensiero, di mia spontanea volontà, su un foglio, senza che fosse un compito o un documento ufficiale, solo per istinto. Ero in pausa durante il lavoro, stavo male, era una giornata nera e la rabbia mista a esasperazione mi stava mordendo le sinapsi. Senza nemmeno rendermene conto presi una penna e un quaderno degli appunti che erano appoggiate su un bancone di lavoro; uscii e mi sedetti su un muretto della recinzione esterna alla ditta, e scrissi qualcosa che poteva somigliare a un tentativo di poesia. Non ricordo cosa scrissi, certamente qualcosa di sgrammaticato e stilisticamente scoordinato, ma ricordo che mi sentii bene. Ero vuoto. Puoi essere te stesso quando scrivi, il foglio non ti giudica, non ti chiede niente, ascolta e basta.
Da quel momento è nato il mio amore per la poesia, e con il passare del tempo presi gusto e confidenza a scrivere di ciò che mi interessava, fossero opinioni generali o riflessioni su argomenti precisi. Per rispondere alla domanda, ho iniziato a scrivere perché scrivere mi ha salvato dalla disperazione. A volte credo che sia la scrittura ad aver cominciato un percorso con me.
Cosa ti aspetti da questo mondo?
Avere la possibilità di pubblicare con una casa editrice serie e con un degli standard di primissimo livello è un onore che mi imbarazza a volte. Posso solo augurarmi di imparare, assorbire e comprendere quanto più mi sarà possibile da i grandi professionisti che mi circondano. Spero di poter trovare il giusto equilibrio che mi permetta di esprimere me stesso in un contesto giustamente rigido come deve essere quello della divulgazione di qualità . Personalmente è una sfida molto stimolante, qualcosa che trascende totalmente la quotidianità a cui sono abituato. Scrivere è un’attività artistica a cui bisogna porre il massimo rispetto, perché le parole hanno il potere di influire sulla vita di chi le incontra, indirizzando le persone verso una strada piuttosto che un’altra. Mi aspetto, dunque, di essere all’altezza di questa Nobile Arte.
Qual’è il tuo libro preferito?
Una d quelle domande che non può avere una risposta definitiva e certa! È un po’ come la famosa domanda che si pone ai bambini per ridere delle loro reazioni: “preferisci la mamma o il papà?”; se proprio devo dare un titolo, metto sul piatto “L’Arte di Sognare” di Carlos Castaneda. Il motivo è che, innanzitutto, è stato il primo libro che ho letto di questo grande autore, pur non essendo il primo in ordine cronologico del suo filone di opere. La cosa più importante risiede però nel fatto che, quando lo lessi per a prima volta, lo noleggiai in biblioteca, perché ero in serie ristrettezze economiche e dovevo dosare diligentemente ogni spesa. Mi piacque talmente tanto che lo comprai senza riserve appena finì di leggerlo. Rappresenta per me uno spartiacque a cui sono molto legato, l’inizio di un rinnovamento la cui onda ancora non si è infranta sugli scogli del tempo.
Se ti chiedessi di analizzare il personaggio di un libro che, per carattere, emotività o gusti è simile a te, chi sarebbe e perché?
In questo caso la risposta non può che essere piuttosto complicata.
Credo di non esagerare nel dire che mi sentirei più a mio agio nel frammentare la mia personalità in quella di più personaggi dello stesso romanzo: IT , di Stephen King.
Il gruppo di amici che affronta le proprie più torbide paure, a partire dall’infanzia fino ad arrivare all’adolescenza e , in fine, all’età adulta, è a mio parere il mix perfetto di tutti quei sentimenti e comportamenti che gravitano nell’orbita di un individuo, o perlomeno nel mio caso è così. Dal pauroso al sognatore, dal romantico all’estroverso, nell’epopea di King mi sono calato a fondo, rapito ed estasiato dalle innumerevoli similitudini con alcuni lembi della mia esistenza. Il gusto intramontabile per l’avventura e la fantasia indomabile che il gruppo di amici sprigiona; la voglia di cambiare qualcosa di tremendo che aleggia nel loro cuore, sono sempre stati temi che, debbo dire, mi descrivono abbastanza bene. Il romanzo è decisamente sottovalutato.
Raccontaci qualcosa del tuo libro e perché hai scelto Formamentis come casa editrice?
Il testo, intitolato “La ricerca dell’Estasi”, nasce come il tentativo di dare una panoramica riassuntiva , ma contemporaneamente esaustiva, dei culti legati alla ricerca degli stati alterati di coscienza tramite l’utilizzo rituale delle più svariate sostanze psichedeliche. È di fatto un viaggio nelle tecniche di ricerca spirituale ( e religiosa ovviamente) che la nostra specie ha sperimentato e perfezionato nel corso della sua evoluzione, a partire dalle prime società tribali fino ai giorni nostri. Questo è un argomento molto complesso e scomodo, soprattutto per via del marcatissimo tabù che la nostra società ha eretto nei confronti delle sostanze stupefacenti, cosa che ha generato una gravissima ignoranza su questo argomento e una spiacevolissima tendenza a mischiare nello stesso calderone sostanze, culture e costumi completamente diversi l’uno dall’altro. Scopo di questo libro sarà dunque quello di ridare dignità a culti diffamati e demonizzati, e di far comprendere come le possibilità che la natura offre all’uomo per indagare la natura della sua esistenza siano state immensamente importanti per la nostra evoluzione, e potrebbero essere fondamentali anche per la costruzione del nostro futuro.
Ho scelto Formamentis per dare vita al mio progetto perché, lo ammetto, è stata questa casa editrice a scegliere me. Il Papà e la Mamma di questa realtà editoriale, ovvero Giuseppe Verdi e Lucia Rongioletti, si sono mostrati disponibili a investire sulla mia passione e sulle mie dita, così, essendo ancora, fortunatamente, sano di mente, non ho potuto che accettare con gioia inaudita la loro proposta. Poter utilizzare un canale così serio per parlare di un argomento così scottante è quanto di meglio potesse capitarmi. Mi auguro di poter ricambiare la fiducia di Formamentis partorendo un prodotto serio, onesto e professionale come lo sono tutti gli altri titoli di questa promettente casa editrice.
Futuri progetti (se si possono dire)?
Al momento penso solo a portare a termine il libro al meglio delle mie possibilità. Ci sono molte idee che ronzano allegre tra le pareti del mio cranio, ma preferisco concentrarmi su un obiettivo alla volta e vedere con la dovuta calma quali strada potrebbero essere realmente percorribili in futuro. Le cose cambiano spaventosamente in fretta, e non si può mai dire che l’ispirazione giusta bussi alla porta prima o dopo del previsto!
Cosa vorresti scrivere, in questo momento, ai tuoi lettori?
Vorrei prima di tutto augurarmi che il libro possa interessarvi e, sotto certi aspetti, entusiasmarvi. Spero con tutto il cuore che riusciate a cogliere la profonda meraviglia che condisce i miei pensieri quando scrivo sulle incredibili avventure della nostra bizzarra specie. Se posso contribuire, anche solo in minima parte, ad allietare i vostri momenti liberi, o a stimolare la vostra curiosità, posso ritenermi la persona più fortunata al mondo. Non c’è mai fine allo stupore, e spero di poterlo condividere con voi ancora,ancora e ancora!
Grazie.



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