Le mani sporche della Chiesa nella Shoà – Antimo Marandola

Prefazione di Federica Pannocchia

51,90 

Le mani sporche della Chiesa nella Shoà – Antimo Marandola

 

Hitler non ha inventato l’antisemitismo.
È questo il punto fermo da cui l’autore è partito nella stesura di questo libro e dal quale è andato a ritroso per trovare dove l’antisemitismo fosse nato e a opera di chi, giungendo fino al “motore immobile” che sono i Vangeli e il processo-farsa a Gesù. Da lì, l’accusa di deicidio con tutti i corollari che ne seguirono, nel tempo, in un tragico arricchimento dell’armamentario persecutorio che è costato milioni di morti. Da lì l’antisemitismo ha cambiato pelle tantissime volte, assumendo le caratteristiche che lo adattavano nel migliore dei modi allo spirito dei tempi che via via mutavano, ma rimanendo sempre uguale a sé stesso, quantunque nei secoli abbia anche cambiato nome venendo chiamato “antigiudaismo” o in altre decine di modi che non cambiano l’essenza del mostro che ancora oggi divora vittime sotto le sembianze dell’antisionismo. La sostanza è che la Shoà non è cominciata con l’avvento al potere di Hitler e non è terminata con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, ma ha origini lontane nel tempo ed è ancora oggi una tragica realtà. Inoltre, galoppando tra i secoli e arrivando al periodo della Shoà, emerge soprattutto che la mimetizzazione delle colpe della Chiesa è lampante e che si è cercato di realizzarla attraverso l’occultamento delle precise responsabilità. La stessa abbondante storiografia esistente, magari in buona fede, si è concentrata su singoli episodi, su singoli paesi o su singoli Papi, perdendo colpevolmente il quadro d’insieme, che in quanto tale è allucinante e che in questi due ponderosi volumi l’autore fa ben emergere, giustificando pienamente un titolo solo apparentemente provocatorio come Le mani sporche della Chiesa nella Shoà.

PREZZO INCLUSIVO DI DUE VOLUMI NON VENDIBILI SEPARATAMENTE

 

Antimo Marandola

Biografia

 Antimo Marandola è nato a nato a San Vittore del Lazio nel 1952, da una famiglia di umilissime origini. Con l’avvento del fascismo, pur non essendo ebreo, il padre fu deportato a Dachau come oppositore politico, mentre la madre, ebrea, capì subito l’aria che tirava e se ne andò in montagna con i partigiani, tra i quali alcuni fratelli di quello che sarebbe diventato suo marito. Marandola è laureato in giurisprudenza e specializzato in diritto finanziario. Ha fatto il consulente per grandi imprese e banche italiane, scrivendo anche alcuni saggi, uno dei quali, Grecia: il disastro esemplare, descriveva in anticipo il disastro economico di quel paese e valse a Marandola l’opportunità di tenere un corso di Geopolitica e Internazionalizzazione all’Istituto Studi Bancari di Firenze, a cui seguì un corso nel master in Economia della Statale di Milano. Per tutta la vita, tuttavia, l’autore si è sempre chiesto che cosa significasse essere ebreo e, conseguentemente, perché la Shoà. In seguito al consiglio dei Rabbini “se non capisci, vuol dire che devi studiare di più”, Marandola abbandonò le letture e decise di affrontare il problema con maggiore metodo.
Da quel momento sono passati dieci anni, nei quali l’autore si è concentrato sulla ricerca storica lavorando direttamente sulle fonti, negli archivi, studiando i giornali dell’epoca. Egli è così giunto alle conclusioni che trovate riportate in questo libro. Al termine della sua fatica letteraria, egli afferma: “Mi consola il fatto che almeno i miei figli avranno di che capire cosa significa essere ebrei”.

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