Nel segno della vergine – Biagio Gamba

I significati nascosti dell’iconografia mariana

In uscita il 20 febbraio 2020

Nel segno della vergine – Biagio Gamba

 

Nel 1749, due fratelli di Augsburg, Ioseph e Johannes Klauber,  maestri dell’arte incisoria, realizzarono una serie di incisioni (56 per la precisione, una per ogni invocazione) dedicate alle Litanie Lauretane. L’intento  era quello di illustrare un’opera di carattere devozionale: le immagini dovevano servire a spiegare agli occhi dei devoti i diversi titoli con i quali era invocata la Vergine Maria. Il commento spirituale era invece affidato alle capacità di un grande oratore,  Francisco Xaverio Dornn, predicatore ordinario in Fridberg. L’opera ebbe un successo planetario, tanto da essere più volte ristampata non solo in Germania, ma anche nel resto d’Europa e in altre parti del mondo. In particolare le incisioni dei Klauber sono state  fra le più plagiate (fino ad oggi).

Un secolo dopo, nel 1850, un editore francese P.J. Camus diede alle stampe un’opera che riproduceva quasi fedelmente le incisioni dei fratelli tedeschi, anche se firmate da altri. Ironia della sorte: quest’opera ebbe a sua volta un grande successo da essere più volte ristampata in Francia come in altre parti dell’Europa, Italia compresa.

Osservando le 56 immagini della Serie incisa dai Klauber non si può non notare la ricchezza dei simboli iconografici presente in essa. Alcuni di questi simboli sono tipici della cultura cristiana, altri meno o per nulla. Dai segni dello zodiaco alle allegorie dei miti pagani, passando per la “strana” gestualità della Vergine. Insomma: cosa ci fanno le figure di Giano Bifronte, di Apollo, di Minerva; di Teseo e Arianna nel labirinto; le allegorie delle Arti Liberali; o ancora, cosa ha a che fare un Tetramorfo (meglio noto come Sfinge) in una raffigurazione della Beata Vergine Maria? Per non parlare di altri segni invisibili all’occhio del devoto ma distinguibili con la lente dello studioso. La spiegazione purtroppo non è data dai commenti del curatore dei testi, Dornn, che pure prova a descrivere le raffigurazioni.

Si tratta dunque di puro sfoggio di erudizione classica o questi simboli – peraltro curiosamente identici a quelli utilizzati negli ambienti iniziatici – nascondevano dei messaggi esoterici? La verità resterà forse sepolta assieme all’inventore delle immagini, il gesuita Ulrich Probst, morto un anno prima (1848) che fosse pubblicata l’editio princeps dell’opera.

Biagio Gamba fornisce al lettore la chiave di lettura per  comprendere i diversi livelli di significato presenti nei numerosi simboli che compongono l’iconografia dell’opera.

Biagio Gamba

Biografia

Nato a Verbicaro il 21 agosto 1969, vive a Scalea. Avvocato, da oltre vent’anni coltiva la passione per il collezionismo delle immaginette religiose d’epoca, divenendo studioso esperto di filiconia. E’ iscritto al collegio dei periti italiani, nella categoria Antichità e belle arti.

Nel 2008 ha fondato e gestito per diversi anni il blog Collezionare santini.

Nel 2011 ha fondato con altri collezionisti HC Association, che tutt’ora è presente su Facebook, assieme alla sua pagina personale, all’indirizzo biagiogamba.it.

Nel 2013 ha fondato, con altri studiosi e cultori, l’Accademia dei Filiconici.

Nel corso degli anni, ha pubblicato libri sulla filiconia e scritto articoli per alcune riviste specifiche, come Il mondo dei santini, La gazzetta dell’antiquariato e CHARTA.

Collabora da diversi anni con il gruppo dell’Universitas Vivariensis.

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