Non ti sposare. Breve corso antimatrimoniale – Renato Testa

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Non ti sposare. Breve corso antimatrimoniale

Renato Testa

 

Le statistiche sono impietose: i matrimoni adesso durano al massimo quindici anni, mentre il divorzio è un calvario che può durare fino a dodici anni. Ciò sembra dare ragione a Massimo Troisi: “Un uomo e una donna sono le persone meno adatte a sposarsi tra loro”.

 Oggi ci si sposa per amore, ma l’amore è un sentimento capriccioso e volubile che, sì, unisce le coppie, ma poi anche le divide, perché finisce o rinasce altrove.

Il “si sposarono e vissero a lungo felici e contenti” è la bella conclusione di una favola, ma nella vita reale è tutta un’altra storia: l’esperienza ci dice che difficilmente un matrimonio può durare tutta una vita. I fallimenti matrimoniali sono sotto gli occhi di tutti e così le lunghe, dolorose – e costose – trafile
per giungere alla separazione e al divorzio.

L’autore esamina con grande lucidità e disincanto la crisi della coppia e le sue cause e perciò sconsiglia il matrimonio “finché morte non vi separi”. Segui il tuo sentimento, sta insieme con la persona che ami, ma non legarti con l’anacronistico
vincolo giuridico del matrimonio dal quale possono derivare -ed è un’ipotesi tutt’altro che improbabile- le penose vicissitudini del divorzio.

Renato Testa

Biografia

E’ nato a Pignataro Maggiore il primo gennaio del 1946. Ha studiato a Roma e si è laureato all’Università “La Sapienza” sia in Lettere che in Filosofia. Ha insegnato italiano e latino al liceo scientifico di Capua e successivamente storia e filosofia presso diversi  licei scientifici di Verona. Ora in pensione, vive a Verona.
Ha già pubblicato: Dall’attualismo all’empirismo assoluto, CADMO editore, 1976; Il pensiero di Franco Lombardi, Armando Editore, 1995, Non ti sposare, Youcanprint, 2014. La prima edizione de La Malafede, edita da Albatros, è uscita nel 2012.
“Il mio ateismo – afferma – è nato nel periodo dell’adolescenza. Ho frequentato le medie e il ginnasio presso i salesiani e lì seguivo con interesse le lezioni di religione. Già allora, tuttavia, la riflessione sulle tematiche teologiche e le discussioni con un mio caro amico fecero maturare il mio acerbo ateismo. All’università, grazie ai miei maestri Ugo Spirito, Guido Calogero e soprattutto Franco Lombardi, pervenni a quello che allora chiamai empirismo assoluto; la totale immanenza: non esiste nessuna realtà metafisica, nessun soprammondo ideale o spirituale, ma solo il mondo degli uomini nel quale viviamo. L’esperienza della docenza contribuì a corroborare le mie convinzioni. Mi resi conto però che il discorso filosofico rimaneva relegato presso una ristretta élite di specialisti, mentre nel mondo esistevano miliardi di uomini ancora schiavi delle religioni la cui falsità era stata ormai dimostrata da tempo. Perciò, appena andato in pensione, mi tuffai nella redazione de La Malafede, il mio piccolo, doveroso contributo alla liberazione dell’umanità dalle fanfaluche religiose.
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